giovedì 23 febbraio 2012
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Salento e dintorni
 Salento e dintorni Riduci

IL SALENTO…

 

IL TERRITORIO

La campagna è costituita da selvaggi angoli di macchia mediterranea, estese colture di vite e tabacco e zone di querce e ulivi. Le Murge salentine ivi presenti formano un terreno roccioso.

                          

Percorrendo la campagna si incontrano: muretti a secco finemente costruiti invasi dal mirto, dalle ramaglie del leccio e della quercia spinosa dove vivono rettili, insetti e microfauna.

Masserie antichi centri agricoli sorti nel 1600 costituite da rustici nobili o funzionali (ovili, aie, frantoi oleari). Ville aristocratiche di pregevole architettura.

A Scorrano circa 35 km da Lecce verso Maglie, vi sono particolari querceti inglobati nelle coltivazioni che vengono denominati "tuorli d'uovo";

Sulla litoranea salentina si possono ammirare olivi che sono impiantati in nicchie nel suolo, in gradini a precipizio sulla costa rocciosa. I prodotti della terra più importanti naturalmente sono l'olivo, la vite, cereali, ortaggi, frutta e tabacco.

La coltivazione dell'olivo risale al 1200, il settore trainante di tutta la regione è la produzione e il commercio dell'olio. L'olio più pregiato è quello extravergine; la raccolta va fatta a mano per evitare il contatto dello olive con il terreno. Molti frantoi ipogei cioè costruiti sotto terra sono la testimonianza di questa antica tradizione.

   

I contadini deponevano le olive dentro un foro a livello del terreno sull'aia del trappeto, il frantoio che spesso si trovava nelle Masserie, le olive poi finivano in una stiva dove venivano triturate.

I frantoi in disuso vennero interrati per allontanare gli "SCAZZAMURRIEDDHU" che secondo la fantasia popolare erano i folletti che li abitavano e si manifestavano sotto forma di vapore acqueo.

A Vernole tra Otranto e Lecce vi sono diversi frantoi ipogei tra cui uno risalente al 1500.

 

LA STORIA E LA CULTURA DEL SALENTO

Dai tempi della preistoria il Salento fu abitato da popolazioni messapiche che portarono la propria lingua e le proprie consuetudini dando un assetto territoriale alla regione che rimase inalterato poi nei secoli successivi.

Gli Iapigi dai quali l'attuale Puglia prese il nome di Iapigia; Giunti attraverso l'Adriatico dalla sponda opposta dell'Illirico e dell'Epiro secondo l'ipotesi moderna o da Creta secondo la tradizione letteraria, erano legati alla pastorizia e all'agricoltura. Il Salento conserva ancora monumenti megalitici appartenenti all'età del bronzo (1800 a.C. circa).

                                

 

I Dolmen sicuramente rappresentavano delle tombe ed erano formati da lastre di pietra di supporto e una di copertura come se fossero una sorta di camera e si trovavano isolati nella campagna. I Menhir legati al culto della fertilità, come simboli fallici o a quello del sole, comunque erano formati da grosse pietre a base rettangolare piantate verticalmente sul terreno.

Anticamente i contadini buttavano una manciata di sementi sui Menhir prima di spargerli sulla terra arata in segno propiziatorio.

A seguire ci furono le invasioni dei Longobardi VI secolo, dei Saraceni nella seconda metà del IX secolo, dei Bizantini fino al XI secolo, dei Normanni degli Svevi nella prima metà del XIII secolo, seguirono gli Angioini e nel 1442 gli Aragonesi.Intorno alla fine del 1500 si costruirono torri più grandi non solo con lo scopo di contrastare le incursioni ma anche per avvistare il nemico. Alle torri era dato accesso attraverso delle scale di legno che la sera venivano custodite all'interno.

Nello stesso periodo vennero costruite le Masserie fortificate con mura di cinta, torri e ponte levatoio che le isolava completamente. Lungo il versante jonico ancora oggi si possono notare maggiormente le masserie con torri.

 

IL MARE DI PUGLIA

 

il Salento, vera meraviglia della penisola italiana, stretta e lunga reclinata tra il mare Adriatico e lo Ionio, è caratterizzata dalle coste che sono altamente suggestive e incantevoli, che presentano una varietà di situazioni così diverse da costituire una continua sorpresa.

Il mare qui è un incantesimo di intensa luminosità con le sue mille gradazioni dal blu cobalto al turchese con le sue acque cristalline di una trasparenza unica. 
Può cambiare itinerario ogni giorno (una buona rete stradale permette di effettuare lunghi percorsi in breve tempo scegliendo tracciati e deviazioni che dal mare portano all'interno e viceversa o in altre località marittime dallo Jonio all'Adriatico) in quanto vi sono numerose ed estese spiagge di sabbia bianca ideali per le famiglie con bambini (da Torre dell'Orso ad Otranto, Porto Cesareo, Gallipoli, Ugento ecc.) nonché tante altre località con spettacolari scogliere a picco sul mare ricco di pesci, per i più esperti nuotatori e appassionati sub, interrotte da calette raggiungibili solo via mare, baie, cunicoli, e grotte (Castro, S. Cesarea, Porto Miggiano, Porto Badisco, Porto Selvaggio, S. Caterina, Torre San Giovanni, S. Maria di Leuca, ecc.).

Sulla costa si incontrano antiche torri di avvistamento a difesa delle invasioni turche e insenature rifugio delle barche dei pescatori.
Il pesce è qualcosa di suggestivo appena pescato: le triglie di Porto Cesareo, le aragoste di Leuca, calamari, cefali, orate, polpi; il mercato ittico di Gallipoli con le sue "aste", scenari coreografici di pescatori intenti a districare le reti dopo una notte in mare. 
Il gusto e il profumo del mare nei ricci appena pescati o su ordinazione degustati con limone e mangiati con il pane casereccio tipico, è sicuramente una tappa obbligata per il turista a Castro, Porto Badisco e in le altre località marittime.

 

LA PIZZICA SALENTINA

 

               

Il culto in onore del dio Dioniso era particolarmente sentito: durante i  festeggiamenti le popolazioni si lasciavano andare pubblicamente a comportamenti sfrenati, aiutati dal vino. Dioniso a Roma era identificato appunto con Bacco.

Tutto ciò va inserito nel contesto che il Salento era una terra costantemente sotto l’influenza della Grecia e che, ancora oggi, ospita una comunità di minoranza linguistica detta Grecìa salentina.

Col tempo, Dioniso divenne famoso anche come dio del benessere e della gioia e gli si attribuiva la proprietà di guarire i mali.

L’uso dei racconti del passato è d’obbligo per spiegare i rapporti tra il dio e la pizzica: dopo il morso della tarantola, la persona cadeva in uno stato di choc dal quale riusciva a risvegliarla solo la musica; la persona danzava e musicisti specializzati suonavano per lei  fino a quando non riusciva a annullare l’effetto del  veleno. Questo rappresentava un momento collettivo durante il quale ci si  estraniava dalle costrizioni e dalle regole morali della comunità, una sorta di momento liberatorio a cui partecipava tutta la popolazione.

Con l’avvento del cristianesimo la figura terapeutica di San Paolo si affianca  a quella della guarigione tramite il ballo. La guarigione dal morso della tarantola aveva il suo scenario rituale nelle quattro mura di casa, per lo più la sua camera da letto, con la musica e con la danza: Ma la chiesa voelva avere la sua influenza anche su questo, e contrappose a tali riti la cappella di San Paolo a Galatina e il pozzo d’acqua miracolosa.

Confrontando i documenti del passato con i gesti delle danze, si nota come l’ atteggiamento antico delle cure tradizionali a domicilio non finirono; ad esse semplicemente si aggiunse il pellegrinaggio verso l’acqua miracolosa per ringraziare il santo.

Sparito con il tempo il culto dionisiaco, e la venerazione a San Paolo, le danze rimangono e diventano patrimonio della cultura contadina.

La pizzica pizzica è un ballo vivace di coppia, diffuso sino all’ultima guerra  e compare come termine nelle fonti solo alla fine del secolo XVIII. Oggi vive per lo più nella memoria degli anziani del Salento, e prevede nelle danze caratteristiche movimenti molto legati al senso di circolarità anche risaltati dalla ronda stessa. Se si pensa alla pizzica ballata nelle sagre e nelle feste di paese, la ronda coi suoi musicisti e i suoi tamburellisti caratterizza l’intera piazza, accentrando tutta l’attenzione: non è solo un contorno, ma è il luogo eletto per il ballo, è lo spazio per eccellenza.    Ecco perché nelle varie manifestazioni in piazza, ma anche in quelle eseguite nel corso di feste private quali battesimi e matrimoni, la ronda c’è sempre e contribuisce alla riscoperta del folklore e della cultura tradizionale salentina.

La  pizzica scherma prevede un ballo tra soli uomini, contemplando  modi diversi di schermare per esempio mimando il coltello con le dita della mano e con altri gesti non facilmente interpretabili. I patner si trovano ad essere legati dal ritmo e dal movimento: il legame che si stabilisce tra loro è di tipo ancestrale ed affonda la sue radici anche nella competizione amorosa, facendo diventare il ballo un momento di sfida in cui ci si confronta, esibendo doti di agilità, creatività e prestanza fisica.

Nella “taranta” (che vuol dire semplicemente “tarantola”, il ragno) la musica usata  per cacciare gli effetti del morso della tarantola, veniva detta “pizzica tarantata”. Nella vita dei campi era facile che si venisse punti da ragni velenosi, e talvolta tali punture provocavano nel colpito un malessere che si esprimeva in svenimenti e stato di trance. Il ballo avrebbe avuto la funzione di esorcizzare, attraverso la danza sfrenata, tale stato di malessere e far guarire la persona colpita.

In alcune aree del Salento col termine “taranta” si poteva indicare l’intero fenomeno rituale della terapia musicale del tarantismo e di conseguenza anche il corrispondente repertorio musicale.

Da una quindicina d’anni nel Salento leccese alcuni suonatori e ballerini hanno diffuso una neo-pizzica sostanzialmente diversa da come la vorrebbe la tradizione, che ha avuto un notevole successo tra i giovani soprattutto nelle serate d’estate ai ritrovi di musica; oltre all’aspetto curativo questa danza  come vogliono i culti dionisiaci da cui proviene, è però essenzialmente un momento di sfogo e di liberazione: essa prevede un corteggiamento di spettacolo, con movimenti lenti e studiati di polsi e mani (a differenza della pizzica classica che prevedeva movimenti più decisi)  sguardi ravvicinati, passettini lenti, atteggiamenti di fuga, inseguimento e accettazione, affascinanti  rotazioni. La pizzica diventa allora ancora sensualità, ove la donna esprime la propria femminilità anche indossando ampie gonne e ampi foulard, mantenendo i capelli sciolti e movimentando la danza.

 

EVENTI DA NON PERDERE

· La "Festa della 'mpilla" a Chiesanuova (Sannicola) il 20 agosto
· La "Sagra della Bruschetta" a Soleto dal 20 al 22 agosto
· La "Sagra te la carne te cavaddhru" a Seclì il 20 e 21 agosto
· La "Festa di Santa Cesarea" a Porto Cesareo il 20 e 21 agosto
· La "Sagra della Taranta e della Pizzica" a Salve il 21 agosto
· Il "Palio dei Casati" ad Acaya il 21 agosto
· La "Festa di Santa Caterina" a Santa Caterina (Nardò) il 21 agosto
· Il "Palio delle contrade" a Galatone il 22 agosto
· La "Festa di S. Oronzo" a Lecce dal 24 al 26 agosto
· Il concertone della "Notte della Taranta" a Melpignano il 28 agosto
· Il "Torneo dei Rioni" ad Acquarica del Capo il 29 e 30 agosto
· La "Festa te lu Mieru" a Carpignano Salentino dal 3 al 5 settembre

Per ulteriori approfondimenti e per conoscere tutti gli eventi che avranno luogo sul territorio nei prossimi giorni, si consiglia la consultazione in edicola di "Qui Salento" (quindicinale), "Salento in Tasca" (settimanale) e de "Il Quotidiano di Puglia" e "La Gazzetta del Mezzogiorno".

 

 

I LUOGHI DA NON PERDERE

Porto Cesareo, la via delle pescherie 


Vietato ai vegetariani, ma luogo emozionale per la pulizia, la varietà, la freschezza del pesce di casa nostra.
Si parte dallo Jonio e da una delle località turistiche tra le più famose della Puglia, oggi alle prese con un passaggio estivo dai 5.400 abitanti abituali a oltre 150mila villeggianti. Tempio dell'abusivismo da villetta estiva, oggi baluardo di concetti di eco-compatibilità, o almeno così dichiara l'amministrazione comunale. Tant'è, Porto Cesareo con i suoi 17 chilometri di spiagge e un mare "da bere", vale una sosta. Da non perdere, in particolare, la via delle pescherie, di fianco al porto, unica al mondo: un'intera arteria costeggiata da un lato e dall'altro da pulitissime e profumate pescherie, in cui c'è solo l'imbarazzo della scelta. Se avete la possibilità di mangiare in casa, non lasciatevi scappare i famosi gamberi rossi di Gallipoli (qui si trovano freschissimi), le ostriche locali (possono piacere o meno, ma sono originali), le cozze pulite a mano dalle signore locali. Se, invece, siete proprio di passaggio, fermatevi a mangiare (lo stesso pesce) al ristorante dell'Hotel Falli, sul porto. Ha anche un banco per la degustazione del pesce crudo (www.hotelfalli.com). Da visitare, nei dintorni, le Torri cinquecentesche, le dune di sabbia bianchissima, le grotte, la Torre di Torre Lapillo, del XVI secolo.

 

Il parco naturale di Portoselvaggio  

Vista panoramica mozzafiato con passeggiata tra pini marittimi e piante endemiche. Scendendo da Porto Cesareo verso sud si entra nel territorio di Nardò e si arriva a Portoselvaggio, meta mozzafiato con una bellissima vista panoramica sulla natura assoluta e dalla storia travagliata: per un ventennio hanno tentato di lottizzare tutta l'area, ispirando anche un film ("La posta in gioco"). Soltanto nel 2006 si è riusciti a dichiarare l'area parco naturale protetto, dai diversi percorsi naturalistici che permettono di immergersi nella bellezza della fauna e della flora locali.

 

Le ville nobili di Le Cenate e le ville eclettiche di S. Maria di Leuca (e dintorni) 
Perchè l'abusivismo è solo un granello in un territorio ricco di architetture d'eccezione. Nei dintorni di Portoselvaggio spiccano le dimore nobiliari che si affacciano su pinete centenarie a picco sul mare, spesso disabitate e tenute a disposizione dei proprietari che vi si recano un paio di volte l'anno. Già richiamano le notevoli Ville eclettiche di S. Maria di Leuca e dintorni. Sono belle anche perchè sono una diversa dall'altra, un probabile rincorrersi degli antichi proprietari in uno sfoggio di opulenza e potenza.

 

Il centro storico e la cattedrale di Gallipoli

 

Un bell'esempio italiano di riqualificazione di un ex centro storico degradato, oggi desiderio d'acquisto per inglesi e nordeuropei.
Chi vi fosse stato 15 anni fa penserebbe, oggi, di aver sbagliato cittadina. Gallipoli è cambiata moltissimo, molto ha fatto discutere il grattacielo a ridosso delle mura del castello, ma il centro storico è stato sapientemente riqualificato e perdervisi è dolce, magari per ritrovarsi in un ristorante boutique o un lounge bar dal sapore mediterraneo. Gallipoli si divide in varie zone, ormai apprezzata anche l'eco-compatibile Baia Verde, non si possono perdere il castello e il centro antico con le case ristrutturate affacciate sul mare o su piazze nascoste.

 

L'antica città messapica,

luogo di ritrovamento del meraviglioso Zeus 


La statua di bronzo la cui bellezza greca ma al tempo stesso autoctona affascina gli appassionati di tutto il mondo. Paragonate il profilo del direttore del museo con quello della statua e stupitevi: discendenza diretta?
Ugento alterna dimore trasandate ad angoli romantici ed è meta obbligata per gli studiosi di civiltà antiche, in questo caso i messapi. Il museo archeologico civico, inaugurato di recente, è notevole, come anche le spiagge, a pochi chilometri dal centro abitato.

 

Salve, con le spiagge di Pescoluse, bandiera blu meritata. 


Dopo la riconferma della bandiera blu anche per il 2010, Salve affascina sempre più turisti grazie al mare limpido e alla storia del centro cittadino. Nella cattedrale, da non perdere la chiacchierata con il parroco. A Salve, da visitare anche Palazzo Ceuli e Torre Pali. Per gli appassionati di olio d'oliva, gli antichi trappeti ipogei, che risalgono fino alla dominazione romana: la grande ruota calcarea girava sul fondo di una vasca dove venivano versate le olive, perchè venissero triturate in una ricca pasta oleosa. Le marine di Pescoluse offrono spiagge con un mare che viene definito le Maldive del Salento, per i colori straordinari dello Jonio. Spiagge di sabbia desertica con gigli selvatici, ma non aspettatevi un servizio di alto livello.

 

Castro 


Incantevole! Il blu del mare, l'argento del riflesso solare sull'acqua, il verde del cactus, il bianco dei fiori di cappero si mischiano alle ceramiche del pavimento in un insieme che sa subito di "un altro posto". Siamo sull'Adriatico, che ci è piaciuto ancor più dello Jonio, perchè più trasparente, più colorato, molto meno abusato. Da non perdere la Grotta della Zinzulusa (da Zinzuli, stracci).

 

 Il centro storico di Otranto 

 

Per la luce che il mare proietta sui muri antichi e il castello e per i mosaici della cattedrale. Otranto, "città dalle molte acque", circondata da maestose mura integrate nel centro, luogo decantato da poeti e scrittori, con un mare incantato a ridosso della cattedrale, è un ponte tra Oriente e Occidente. Alcuni vogliono che la sua nascita risalga al tempo di Noè, mentre altri la fanno risalire a Ercole, che la scelse come dimora dopo aver ucciso il gigante Leuternino, altri ancora la collocano al tempo dei Cretesi che, approdati, decisero di rimanere stabilmente per l'abbondanza delle acque sorgive, altri infine a Japigio. Tant'è, ma resta il fatto che Otranto è il punto più orientale d'Italia e la sua storia si vive nelle viuzze pulite e luminose del centro. La cattedrale è famosa per il suo pavimento che, da solo, davvero vale una visita: il mosaico medioevale realizzato dal monaco Pantaleone nel XII secolo è unico. Pantaleone viveva nell'abbazia di Casole, un centro culturale europeo a pochi passi da Otranto, di cui oggi ci sono solo i resti. Descrisse nel suo Albero della Vita la storia di Adamo ed Eva, Noè e l'arca, ma anche gli animali mitologici che si ispiravano al Bestiario medioevale e la storia di Alessandro Magno, il mistero della Sapienza e l'incontro tra Oriente e Occidente. Otranto venne presa dai turchi nel 1480 e nella cattedrale sono conservati i resti degli ottocento martiri, che non volendo rinnegare la fede cattolica, vennero decapitati dai turchi sul Colle della Minerva. Nella cattedrale è conservata ancora la pietra insanguinata.
Nei dintorni, un mare variopinto, torri e masserie tra gli ulivi. Tornando verso Castro, un'ultima chicca: la caletta di Porto Badisco, dove Virgilio immaginò l'approdo di Enea.

 


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